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Giornata della memoria
Bando Shoà 2014

Giornata della MemoriaNell'ambito delle iniziative che saranno realizzate nel nostro Paese per celebrare il "Giorno della Memoria", istituito dal Parlamento italiano con la Legge 211/2000 in ricordo della Shoah, l’Istituto Tecnico Industriale “Sen.O. Jannuzzi” bandisce un concorso aperto a tutti gli studenti. In allegato è possibile leggere i dettagli dell'iniziativa. 

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Celebrazione giornata della Memoria 2011

Giornata della MemoriaQuesto Istituto, a conclusione del percorso formativo avviato in occasione della Giornata della Memoria 2011, ha organizzato per il 25 febbraio un seminario di approfondimento sul rapporto Storia-Memoria rivolto ai docenti ed agli studenti delle classi quinte. L’attività si svolgerà in Aula Magna, a partire dalle ore 17.30,  secondo il seguente programma:

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Riflessione sulla visita a Dachau

Il piccolo cancello anticipava l’enorme piazza in cui i nuovi  deportati venivano accolti e i prigionieri invece erano costretti a subire umiliazioni pubbliche.

Lungo il perimetro dell’immenso campo di Dachau c’erano sette torrette connesse tra loro con del filo spinato in cui passava corrente elettrica: non si poteva fuggire né fisicamente né mentalmente!

Nel campo erano presenti solo i resti delle baracche che sono state distrutte al momento della liberazione, ma solo due erano state ricostruite per dare la dimostrazione delle precarie condizioni igieniche in cui gli internati erano costretti a vivere. Una baracca sicuramente più piccola della nostra Aula Magna in cui c’erano 600 persone ed una sola latrina!

Proseguendo la visita, oltre ai luoghi di culto delle varie religioni, sulla sinistra, si scorge la tristemente nota “baracca X”; in questa baracca ci sono stanze con apparenti docce innocenti che in realtà lasciavano fuoriuscire il gas Zyklon-B, affiancate dai forni crematori in cui i nazisti bruciavano i corpi degli ebrei, considerati meno importanti di un oggetto!

Posso solo dire che il campo di Dachau ci ha sconvolti e quello di Terezin ci ha tristemente angosciati.

Ruggiero Delicio - VB Informatica 

 
Una straordinaria mattinata di storia e di emozioni all’ITIS Jannuzzi

Pensieri e parole 

………Mentre il signor Modiano parlava ci sono stati dei momenti di raccolta attenzione che hanno preso tutti – ragazzi, docenti, i collaboratori ed il personale delle segreterie che si affacciavano all’Aula Magna nei limiti del loro tempo e dispiaciuti di dover andar via. Sembrava che respirassimo tutti insieme e tutti insieme recepivamo quanto veniva detto. La scuola sembrava ferma ma era un microcosmo compatto. C’è stato un momento in cui ho desiderato che avessimo chiuso la porta al mondo esterno per starcene lì noi tutti – quelli della nostra comunità e basta! – ad  ascoltare senza essere né interrotti né disturbati. E il racconto andava avanti come una sequenza cinematografica che ti apriva gli occhi su quel triste mondo che fu e si spera non sia di nuovo.

Grazie per quello che la scuola ha fatto fornendo un’occasione così unica a noi tutti e perché sicuramente ai nostri ragazzi è rimasto davvero qualcosa dentro! Le loro impressioni e i loro commenti al rientro in classe non lasciano dubbi. Per concludere, voglio aggiungere che la chiusura con gli interventi dei nostri ragazzi – ……con negli occhi Auschwitz, Ruggiero che comunica cosa ha pensato dinanzi ai forni e Vincenzo che parla dei bambini di Terezin colpendo dritto al cuore! – non poteva che essere la degna chiusura di un momento veramente particolare.

G. F.

Ascoltare Sami Modiano, vedere i suoi occhi riempirsi di lacrime vecchie di tanti anni e sempre fresche di nuovo dolore, sentire il peso della sua sofferenza sulle mie spalle mi ha fatto capire in circa 120 minuti che non si può dire solo Mai più il 27 gennaio, bisogna dirlo ogni giorno perché oggi non accada e non accada più neanche domani. Bisogna dire IO NON  VOGLIO e fare in modo di tendere mani sincere a tutti quelli che noi vediamo come diversi. Grazie Sami

G.C.

Non riesco a capire come possa fare un uomo che ha subito tanto odio, tante offese tanti dolori a parlare a noi giovani con tanta dolcezza, con tanta umanità e con tanto affetto. Nella sua voce ho sentito l’UOMO che parlava affinché tutti sentissero le voci di chi non ha potuto raccontare il suo dolore. Sami Modiano ci ha insegnato anche a vivere per far continuare a vivere gli altri.

V.L.

La storia entra nella mia scuola..Una testimonianza che valeva veramente la pena ascoltare. Mai vista l’Aula Magna così piena e così in silenzio.

….

 Grazie Sami ..Lei è davvero un uomo di Dio

…………………………

27 febbraio 2010

Con l’incontro con Sami Modiano, dolcissimo superstite alla violenza disumana di Auschwitz, si chiude il ciclo di attività che l’ITIS Jannuzzi ha messo in atto in occasione della Giornata della Memoria.

Tanti i momenti che hanno visto i nostri studenti riflettere sull’aberrazione delle Leggi sulla razza promulgate dal regime nazista e da quello fascista e sulla loro naturale evoluzione in discriminazione, concentramento e poi sterminio di milioni di ebrei, a cui si aggiungono, come ha ricordato il signor Modiano, centinaia di migliaia di zingari, testimoni di Geova e poi ancora omossessuali, disabili…..

Razza, religione, disabilità, atteggiamenti sessuali, opposizione politica. Tutto questo finì, soprattutto a partire dal 1943, nell’inferno dei campi di stermino, tristi stelle di fumo e di polvere che costellarono l’Europa centro-orientale.

Ma non bisogna dimenticare. I testimoni, le vittime,  di quei crimini contro l’umanità sono sempre di meno e c’è già chi dice che non è vero, che sono falsità, bugie. Il revisionismo storico sembra avanzare. A questo bisogna opporre la puntuale ricostruzione storica, l’amara tecnica della statistica, la ricerca continua di fonti iconografiche, di filmati, di documenti, di MEMORIA da tramandare.

E per far sì che questo sia BISOGNA che i ragazzi, il nostro futuro di cittadini democratici, entrino nella storia tramite i libri ma vadano oltre i libri. E’ necessaro che vadano, vedano, leggano, ascoltino……

Vedre film sull’argomento, leggere poesie, romanzi, testimonianze, assistere a spettacoli teatrali…nulla deve essere tralasciato. E nulla la nostra scuola tralascia nei giorni dedicati alla Memoria della SHOHA’.

Ma bisogna andare, bisogna fare in modo che i ragazzi vadano, trovare il modo perchè sempre di più vadano. regioni, comuni, scuole si impegnano perché questo accada.

Andare a Dachau, è vedere la spianata dell’appello, è vedere tanti “pigiami a righe” in inutili file al freddo al caldo, alla pioggia; è vederli marciare al suono di Rosamunda. Andare a Dachau è vedere le celle fredde, umide, sporche di muffa; è sentire nel cuore il freddo dell’inverno, della solitudine, della paura.

Andare a Dachau è vedere  le stanze delle docce, è leggere nelle camerate un tragicamente ironico “Vietato fumare”, è vedere i forni crematori, i repertori fotografici con famiglie felici, volti spaventati e inconsapevoli; è vedere strumenti di tortura, immagini di inaudita violenza anche perché esercitata su uomini, donne e bambini colpevoli solo di ESSERE EBREI.

Andare a Dachau è provare vergogna di  essere parte di quell’umanità che ha generato simili aberrazioni.

Noi, con altre migliaia di studenti italiani, siamo andati a Dachau.

 Terezin, la città modello, quella in cui i nazisti invitarono ad un sopraluogo la Croce Rossa, quella in cui fu girato il film dell’inganno: bambini che giocano a calcio, famiglie felici, bambinaie che imborotalcano neonati puliti e profumati….

Terezin, la città del grande inganno a cui tutti, anche le potenze alleate, vollero far finta di credere.

Terezin oggi è tristemente nota come la città ghetto che mandò  ad Auschwitz, oltre agli altri, 15.000 bambini. Ne sono sopravvissuti 400.

A Terezin  il nostro cuore si è fermato, i nostri occhi si sono oscurati, la nostra voce non ha parlato…non riuscivano a scambiarci sguardi.

A terezin abbiamo visto quei bambini. Erano con noi, calpestavamo le loro strade, ascoltavamo le loro voci, vedevamo i loro sorrisi…. E poi decine di disegni, tante poesie. Nei disegni fiori, fate, maghi, colline, cieli sereni, girotondi, tavole apparecchiate con famiglie, sogni, tanti sogni. Nei disegni anche file per il pane, carri funebri pieni di pane, filo spinato e farfalle…farfalle che andavano oltre, oltre il filo, oltre il ghetto. La farfalla volava via. Il bimbo no. Nelle poesie pacato, rassegnato e, per questo ancora più terribile, dolore. Quando questo piccolo bocciolo si aprirà il bambino non ci sarà più. Questi versi sono entrati in noi. Sotto la foto, sotto il testo della poesia, sotto il dolce disegno, come didascalia il nome, la data di nascita e poi ,quasi sempre, praticamente sempre, Auschwitz 1943 o 1944 o…..

E poi stanze tappezzate di nomi migliaia….migliaia..migliai di nomi…

Terezin, la città dei bambini, degli artisti, dei musicisti…

Terezin, la città dei sogni infranti nella  nebbia densa di fumo e di acre odore del cielo di Birkenau.

Noi, con altre migliaia di studenti italiani, siamo andati a Terezin.

L’incontro con Sami Modiano è stato pensato, voluto a conclusione di un percorso e come apertura di un altro.

Lui, tenero nonno di 80 anni, nonno di centinaia di nipoti diffusi nelle scuole di tutta Italia; lui, che non ha potuto studiare perché cacciato dalla scuola in quanto ebreo a soli 8 anni, lui tra i pochi sopravvissuti di una comunita di ebrei italiani residenti a Rodi di 2.500 persone deportate ad Auschwitz, lui  che ha quasi urlato con il suo filo di voce “il vostro Sami è un ignorante, studiate ragazzi, studiate”; lui ha tenuto una lezione di storia magistrale. Il  suo racconto, la sua esperienza indicibile non la si può riassumere senza rischiare di impoverirla di sensazioni , di emozioni, di com-partecipazione accorata e silenziosa. Sami abbracciando i nostri ragazzi, guardando negli occhi noi corpo tutto dell’ITIS,  ci ha stretto la mano, ci ha passato il testimone e noi lo abbiamo raccolto.

L’ITIS è sulla via della legalità, della democrazia, del rispetto per l’UOMO  nella sua diversità e meravigliosa complessità

 

Le foto di questo incontro sono disponibili nella sezione MULTIMEDIA (Foto Gallery).

Il lavoro svolto dalla prof.ssa Calvi e dagli studenti Ruggiero Delicio (VBI) e Vincenzo Di Toma (VAM) è liberamente scaricabile qui.

 
VIAGGIO AD AUSCHWITZ-BIRKENAU

Dal 12 al 18 febbraio 2010 sei studenti delle classi 5^ AM – BM – BE: Leone Giuseppe, Zingaro Gabriele, Cannone Savino, Marrone Michele, Lobascio Dante e Di Tommaso Aldo, accompagnati dal prof. Raffaele Claudio, si sono recati in Polonia per una visita di carattere storico organizzata dalla Terra del Fuoco-Mediterranea.

Il viaggio è l’inizio di un percorso che vede lo studio del significato e della gestione della “diversità” come occasione di crescita e arricchimento anziché di esclusione e discriminazione e, quindi, la riflessione su come tale “diversità” debba essere approcciata.

Birkenau e Auschwitz rimangono, a tutt’oggi, pressoché intatti, con l’eccezione dei 5 centri della morte - costituiti ciascuno da spogliatoio, camera a gas, magazzino kanada (per la gestione di quanto recuperato dai cadaveri) e forni crematori (in totale 63 divisi nei 5 centri) - che furono fatti saltare dai nazisti stessi prima dell’arrivo delle truppe sovietiche il 27 gennaio del 1945.
Se le condizioni di sopravvivenza nei campi di lavoro erano disumane - mancanza di alimentazione, lavoro forzato, temperature invernali rigide senza protezione, servizi igienici inesistenti, diffusione di malattie (specialmente il tifo petecchiale), ammassamento negli alloggi, violenze continue, uccisioni sommarie, attacchi continui dei topi, tra gli altri particolari - a Birkenau non c’erano condizioni di sopravvivenza in quanto essa faceva eccezione solo per i prigionieri utilizzati alla gestione della macchina della morte, mentre per la maggioranza degli arrivati si riduceva alla durata della camminata dalla banchina dei treni - in fila continua ad aspettare di far scendere il “carico”- ai centri della morte e camere a gas. Pensiamo di sapere cosa è successo ma è un sapere, il nostro, che non giunge a capire il significato di quanto avvenuto. La visita, l’essere lì, dove tutto questo è accaduto, fa percepire come la grandiosità di tale atrocità sia immanente in quei luoghi, ancora rimanga, rimangano i volti di centinaia di migliaia di persone scese dal treno per passare per il cammino della morte una alla volta, lasciando le loro storie, le relazioni, le memorie. Di loro restano ancora  gli oggetti, gli occhiali, i capelli, le scarpe, le protesi e perfino le bambole testimonianza dei tanti bambini deportati e uccisi.
La vita è un’immensità di ricchezze in continua evoluzione, innumerevoli vicende, ricordi di felicità trascorse e difficoltà affrontate, persone conosciute a cui non è stato ancora detto tutto, esperienze iniziate e non ancora concluse. A tutto questo si è scelto di porre fine annullando ogni voce, ogni ricordo, ogni esperienza, mille persone alla volta in sola mezz’ora.
Resta il silenzio, lo stesso di Auschwitz- Birkenau, un silenzio solido che ci è rimasto addosso.
Resta l’esigenza della Memoria, il non dimenticare come scelta morale che si è fatta necessaria.
Resta il bisogno della Testimonianza, dire cosa è avvenuto e come e quanto e chi lo ha subìto.
Resta la Responsabilità perchè ciò che è successo potrebbe riavvenire, perché si è iniziata la strage con il creare una cultura favorevole, che annullava l’uomo dietro la razza, dal creare un nemico da offrire all’odio comune, dal fornire capri espiatori su cui far confluire tutte le paure e da eliminare infine per una comune liberazione, dal separare e ghettizzare per poter liberamente colpire.
Memoria, Testimonianza e Responsabilità per garantire che l’Uomo rimanga tale.                          

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.
(Bertold Brecht)  Berlino 1932