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Pensieri e parole 
………Mentre il signor Modiano parlava ci sono stati dei momenti di raccolta attenzione che hanno preso tutti – ragazzi, docenti, i collaboratori ed il personale delle segreterie che si affacciavano all’Aula Magna nei limiti del loro tempo e dispiaciuti di dover andar via. Sembrava che respirassimo tutti insieme e tutti insieme recepivamo quanto veniva detto. La scuola sembrava ferma ma era un microcosmo compatto. C’è stato un momento in cui ho desiderato che avessimo chiuso la porta al mondo esterno per starcene lì noi tutti – quelli della nostra comunità e basta! – ad ascoltare senza essere né interrotti né disturbati. E il racconto andava avanti come una sequenza cinematografica che ti apriva gli occhi su quel triste mondo che fu e si spera non sia di nuovo.
Grazie per quello che la scuola ha fatto fornendo un’occasione così unica a noi tutti e perché sicuramente ai nostri ragazzi è rimasto davvero qualcosa dentro! Le loro impressioni e i loro commenti al rientro in classe non lasciano dubbi. Per concludere, voglio aggiungere che la chiusura con gli interventi dei nostri ragazzi – ……con negli occhi Auschwitz, Ruggiero che comunica cosa ha pensato dinanzi ai forni e Vincenzo che parla dei bambini di Terezin colpendo dritto al cuore! – non poteva che essere la degna chiusura di un momento veramente particolare.
G. F.
Ascoltare Sami Modiano, vedere i suoi occhi riempirsi di lacrime vecchie di tanti anni e sempre fresche di nuovo dolore, sentire il peso della sua sofferenza sulle mie spalle mi ha fatto capire in circa 120 minuti che non si può dire solo Mai più il 27 gennaio, bisogna dirlo ogni giorno perché oggi non accada e non accada più neanche domani. Bisogna dire IO NON VOGLIO e fare in modo di tendere mani sincere a tutti quelli che noi vediamo come diversi. Grazie Sami
G.C.
Non riesco a capire come possa fare un uomo che ha subito tanto odio, tante offese tanti dolori a parlare a noi giovani con tanta dolcezza, con tanta umanità e con tanto affetto. Nella sua voce ho sentito l’UOMO che parlava affinché tutti sentissero le voci di chi non ha potuto raccontare il suo dolore. Sami Modiano ci ha insegnato anche a vivere per far continuare a vivere gli altri.
V.L.
La storia entra nella mia scuola..Una testimonianza che valeva veramente la pena ascoltare. Mai vista l’Aula Magna così piena e così in silenzio.
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Grazie Sami ..Lei è davvero un uomo di Dio
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27 febbraio 2010
Con l’incontro con Sami Modiano, dolcissimo superstite alla violenza disumana di Auschwitz, si chiude il ciclo di attività che l’ITIS Jannuzzi ha messo in atto in occasione della Giornata della Memoria.
Tanti i momenti che hanno visto i nostri studenti riflettere sull’aberrazione delle Leggi sulla razza promulgate dal regime nazista e da quello fascista e sulla loro naturale evoluzione in discriminazione, concentramento e poi sterminio di milioni di ebrei, a cui si aggiungono, come ha ricordato il signor Modiano, centinaia di migliaia di zingari, testimoni di Geova e poi ancora omossessuali, disabili…..
Razza, religione, disabilità, atteggiamenti sessuali, opposizione politica. Tutto questo finì, soprattutto a partire dal 1943, nell’inferno dei campi di stermino, tristi stelle di fumo e di polvere che costellarono l’Europa centro-orientale.
Ma non bisogna dimenticare. I testimoni, le vittime, di quei crimini contro l’umanità sono sempre di meno e c’è già chi dice che non è vero, che sono falsità, bugie. Il revisionismo storico sembra avanzare. A questo bisogna opporre la puntuale ricostruzione storica, l’amara tecnica della statistica, la ricerca continua di fonti iconografiche, di filmati, di documenti, di MEMORIA da tramandare.
E per far sì che questo sia BISOGNA che i ragazzi, il nostro futuro di cittadini democratici, entrino nella storia tramite i libri ma vadano oltre i libri. E’ necessaro che vadano, vedano, leggano, ascoltino……
Vedre film sull’argomento, leggere poesie, romanzi, testimonianze, assistere a spettacoli teatrali…nulla deve essere tralasciato. E nulla la nostra scuola tralascia nei giorni dedicati alla Memoria della SHOHA’.
Ma bisogna andare, bisogna fare in modo che i ragazzi vadano, trovare il modo perchè sempre di più vadano. regioni, comuni, scuole si impegnano perché questo accada.
Andare a Dachau, è vedere la spianata dell’appello, è vedere tanti “pigiami a righe” in inutili file al freddo al caldo, alla pioggia; è vederli marciare al suono di Rosamunda. Andare a Dachau è vedere le celle fredde, umide, sporche di muffa; è sentire nel cuore il freddo dell’inverno, della solitudine, della paura.
Andare a Dachau è vedere le stanze delle docce, è leggere nelle camerate un tragicamente ironico “Vietato fumare”, è vedere i forni crematori, i repertori fotografici con famiglie felici, volti spaventati e inconsapevoli; è vedere strumenti di tortura, immagini di inaudita violenza anche perché esercitata su uomini, donne e bambini colpevoli solo di ESSERE EBREI.
Andare a Dachau è provare vergogna di essere parte di quell’umanità che ha generato simili aberrazioni.
Noi, con altre migliaia di studenti italiani, siamo andati a Dachau.
Terezin, la città modello, quella in cui i nazisti invitarono ad un sopraluogo la Croce Rossa, quella in cui fu girato il film dell’inganno: bambini che giocano a calcio, famiglie felici, bambinaie che imborotalcano neonati puliti e profumati….
Terezin, la città del grande inganno a cui tutti, anche le potenze alleate, vollero far finta di credere.
Terezin oggi è tristemente nota come la città ghetto che mandò ad Auschwitz, oltre agli altri, 15.000 bambini. Ne sono sopravvissuti 400.
A Terezin il nostro cuore si è fermato, i nostri occhi si sono oscurati, la nostra voce non ha parlato…non riuscivano a scambiarci sguardi.
A terezin abbiamo visto quei bambini. Erano con noi, calpestavamo le loro strade, ascoltavamo le loro voci, vedevamo i loro sorrisi…. E poi decine di disegni, tante poesie. Nei disegni fiori, fate, maghi, colline, cieli sereni, girotondi, tavole apparecchiate con famiglie, sogni, tanti sogni. Nei disegni anche file per il pane, carri funebri pieni di pane, filo spinato e farfalle…farfalle che andavano oltre, oltre il filo, oltre il ghetto. La farfalla volava via. Il bimbo no. Nelle poesie pacato, rassegnato e, per questo ancora più terribile, dolore. Quando questo piccolo bocciolo si aprirà il bambino non ci sarà più. Questi versi sono entrati in noi. Sotto la foto, sotto il testo della poesia, sotto il dolce disegno, come didascalia il nome, la data di nascita e poi ,quasi sempre, praticamente sempre, Auschwitz 1943 o 1944 o…..
E poi stanze tappezzate di nomi migliaia….migliaia..migliai di nomi…
Terezin, la città dei bambini, degli artisti, dei musicisti…
Terezin, la città dei sogni infranti nella nebbia densa di fumo e di acre odore del cielo di Birkenau.
Noi, con altre migliaia di studenti italiani, siamo andati a Terezin.
L’incontro con Sami Modiano è stato pensato, voluto a conclusione di un percorso e come apertura di un altro.
Lui, tenero nonno di 80 anni, nonno di centinaia di nipoti diffusi nelle scuole di tutta Italia; lui, che non ha potuto studiare perché cacciato dalla scuola in quanto ebreo a soli 8 anni, lui tra i pochi sopravvissuti di una comunita di ebrei italiani residenti a Rodi di 2.500 persone deportate ad Auschwitz, lui che ha quasi urlato con il suo filo di voce “il vostro Sami è un ignorante, studiate ragazzi, studiate”; lui ha tenuto una lezione di storia magistrale. Il suo racconto, la sua esperienza indicibile non la si può riassumere senza rischiare di impoverirla di sensazioni , di emozioni, di com-partecipazione accorata e silenziosa. Sami abbracciando i nostri ragazzi, guardando negli occhi noi corpo tutto dell’ITIS, ci ha stretto la mano, ci ha passato il testimone e noi lo abbiamo raccolto.
L’ITIS è sulla via della legalità, della democrazia, del rispetto per l’UOMO nella sua diversità e meravigliosa complessità
Le foto di questo incontro sono disponibili nella sezione MULTIMEDIA (Foto Gallery).
Il lavoro svolto dalla prof.ssa Calvi e dagli studenti Ruggiero Delicio (VBI) e Vincenzo Di Toma (VAM) è liberamente scaricabile qui. |